2 maggio 2023

L’industria sta cambiando

Quando si parla di rivoluzione industriale a tutti viene in mente l’immagine del motore a vapore. In seguito, però, l’evoluzione portata dal progresso tecnologico ha indotto l’introduzione di concetti come seconda, terza e, adesso, quarta rivoluzione industriale.

La seconda rivoluzione industriale viene unanimemente intesa quella dell’energia elettrica che ha permesso la produzione di massa.

La terza, per semplificare, è quella di internet che ha automatizzato questa produzione mentre la quarta, in cui siamo immersi, è l’integrazione di queste tecnologie tramite l’internet of things, l’intelligenza artificiale etc.

Non era pensabile che il mondo bancario e finanziario in generale, ancorchè piuttosto resistente ai cambiamenti, rimanesse spettatore di queste trasformazioni. Trasformazioni che sono di natura sia industriale sia normativa. 

Ecco, allora, che il processo di disintermediazione del sistema bancario sta conducendo le imprese, soprattutto piccole e medie, a cercare fornitori di servizi finanziari che siano veloci e flessibili nonostante, talvolta, possano essere più costosi.

Questi operatori specializzati, tipicamente fondi di Private Debt e piattaforme Fintech, stanno occupando spazi fino a pochi anni fa totalmente presidiati dalle banche tradizionali le quali, negli ultimi anni, hanno trovato sempre più costoso finanziare l’economia reale soprattutto con operazioni straordinarie come il Project Financing il M&A etc.

D’altra parte, le PMI di buona qualità sono disposte a spendere un po' di più pur di risolvere un problema di tempistiche che, spesso, una piattaforma Fintech gestisce in modo eccellente. Le PMI di qualità più bassa, invece, non hanno spesso alternative soprattutto adesso che, dopo il rialzo dei tassi ed il progressivo credit crunch, molte banche non vogliono e/o non possono erogare loro credito.

Le resistenze di un sistema al cambiamento sono molte, come sempre. Ma l’onda è partita e non esiste un Mose che la contenga. Anche perché non si tratta di archiviare il vecchio e di passare al nuovo ma, semplicemente, di integrare l’enorme capacità di elaborazione dei dati che la tecnologia permette con le relazioni umane di cui tutti continueremo ad avere bisogno.

E questa integrazione si esprime anche nei consigli di asset allocation che, oltre ai criteri di sostenibilità ambientale, sociale e di governance (ESG), dovranno considerare non solo i mercati quotati ma anche, in una certa porzione, quelli non quotati che capitalizzano al meglio gli strumenti offerti dal mondo del Fintech.

Già oggi, infatti, è possibile investire in portafogli estremamente diversificati composti da centinaia di finanziamenti erogati alle PMI addirittura garantiti all’80% dal Fondo Centrale di Garanzia o su migliaia di crediti commerciali a breve termine. 
E va ricordato che quando almeno il 70% delle PMI finanziate si riferisce ad aziende operanti in Italia l’investitore retail potrà godere dei benefici previsti dal Decreto Rilancio 2020.

È ovvio che solo una tecnologia molto avanzata permette ad un gestore di orientare i propri investimenti verso migliaia di sottostanti e di modificarne continuamente la struttura. E solo una tecnologia molto diffusa consente che i benefici non rimangano a disposizione dei grandi capitali ma raggiungano anche un pubblico più esteso.

 

- Giuliano Calin -